Mai stato compottista, ma questo documento qualche dubbio lo insinua.
Il decreto porta la data del 17 febbraio scorso.
Osservare i nomi delle località coinvolte nel progetto e confrontarli con i paesi più vicini agli epicentri delle scosse.
Roberto De Mattei, vice presidente del CNR, su Radio Maria: “Le grandi catastrofi sono una voce paterna della volontà di Dio, che ci richiama al fine ultimo della nostra vita. Se la terra non avesse catastrofi, eserciterebbe su di noi un fascino irresistibile, e non ricorderemmo che siamo cittadini del cielo. In secondo luogo, come osserva l’arcivescovo di Rossano Calabro, le catastrofi sono i giusti castighi di Dio.”
Ora, sul fatto che le catastrofi, le crisi in genere, siano anche momenti catartici che segnano un discrimine tra un prima ed un dopo, dove il dopo è spesso migliore del prima, posso essere d’accordo. Almeno in linea di massima.
Ma che qualcuno creda ancora che Dio abbia a disposizione una manona pelosa con cui infliggere punizioni agli uomini, mi pare di poter dire con ragionevole certezza che sia una baggianata cosmica, anche e soprattutto dal punto di vista della Fede.
Più che di un prete o di un vescovo mi pare che per questi ci sia bisogno di uno psichiatra, ma di quelli bravi.
Con buona pace di quei fratelli che ancora pensano a Dio come un castigamatti.
Il mercato sta facendo cassa in modo molto violento. Non si sta riposizionando, allontanandosi da settori a rischio per privilegiarne altri. Sta brutalmente facendo cassa.
Un palese segnale di questo sta nella altrimenti inspiegabile rivalutazione dello yen: lo Stato giapponese dovrà necessariamente intervenire per finanziare la ricostruzione, ed è già oggi gravato da un debito/PIL oltre il 200%, era logico -dal punto di vista macro- aspettarsi una svalutazione dello yen. Il motivo per cui sale è la dismissione dei carry-trades in essere. Il mercato, ripeto, sta facendo cassa.
Ed il sintomo maggiore di questo processo lo vediamo in realtà da un altro elemento ancora: con il restringimento delle fonti energetiche (chiusura impianti) e l’invasione saudita in Bahrain che sembra concretizzarsi, combinando il tutto con il continuo recupero di posizioni di Gheddafi che sembra avviato a sedare la rivolta dovremmo vedere il petrolio alle stelle, e invece anche oggi scende del 3,8%: il problema dell’approvvigionamento energetico cede il passo al fatto che è evaporata l’attesa di una crescita mondiale con una spinta della domanda di energia.