Posts tagged colombia

Posted 4 months ago

I paramilitari sfidano lo Stato Colombiano

Dall’Operazione Colomba, corpo nonviolento di interposizione nei conflitti, in Colombia.

Posted 11 months ago

La diga Urra: testimonianza di uno sfollato

dall’Operazione Colomba in Colombia

In questo ultimo mese le richieste di accompagnamento ai volontari di Operazione Colomba si sono concentrate nell’area di Cordoba dove le famiglie appartenenti alla Comunità di Pace, ma non solo, sono state minacciate da alcuni paramilitari affinché lasciassero i territori dove vivono. La minaccia di possibili massacri, come già sono avvenuti nel passato, è stata sufficiente a creare un’ondata di panico e di insicurezza tra le famiglie che hanno, quindi, richiesto la presenza internazionale nell’area. 

Abbiamo raccolto, e di seguito vi riportiamo, la testimonianza di un membro della Comunità di Pace che ha vissuto lo sfollamento per la costruzione della prima diga Urra (Urra I).

[segue]


Posted 1 year ago

Volontari di Operazione Colomba della Comunità Papa Giovanni XXIII denunciano la gravità della situazione nel Nord della Colombia

I volontari di Operazione Colomba, Corpo Nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII (www.apg23.org), da una settimana si trovano nel dipartimento di Cordoba, nel nord della Colombia, per proteggere alcune famiglie della Comunità di Pace di San José de Apartadò che risiedono in quell’area. La Comunità di Pace di San José de Apartadò (www.cdpsanjose.org) è composta da circa 1.500 persone, sparse tra il dipartimento di Antioquia e quello di Cordoba, che si sono unite per resistere al conflitto armato colombiano in maniera neutrale e nonviolenta.


La Comunità di Pace ha richiesto ai volontari di Operazione Colomba, che operano in quell’area da circa 2 anni, di prolungare la propria permanenza nella zona di Cordoba in seguito all’aggravarsi della situazione.

Secondo numerose fonti, infatti, gruppi paramilitari locali stanno causando lo sfollamento delle comunità contadine residenti nell’area circostante al lago artificiale creato dalla diga URRÁ I (costruita una decina d’anni fa dall’Impresa URRÁ S.A., www.urra.com.co).

In particolare le veredas (piccoli villaggi) maggiormente esposte sarebbero quelle di Alto Joaquin, Porto Nuevo, Las Claras, Nain, Taparito, Diamante, Manzo, Rio Verde, Baltazar.

I paramilitari starebbero minacciando i contadini dell’area di compiere massacri indiscriminati o di uccidere i loro leader locali (come avvenne per la costruzione della diga URRÁ I).

Indipendentemente dall’attuazione o meno di tali minacce, queste notizie stanno generando grande panico e preoccupazione, tanto che alcune famiglie hanno già abbandonato la zona o sono in procinto di farlo.

Secondo la testimonianza di alcuni paramilitari, la stessa Impresa URRÁ S.A. starebbe finanziando il loro delittuoso operato al fine di sgomberare l’area dai civili e lasciare mano libera alla costruzione della seconda diga, alle concessioni minerarie e al narcotraffico.

Tutto questo avviene nella totale impunità e sotto gli occhi della forza pubblica.

Questa area definita come Alto Sinù è uno dei patrimoni più ricchi della Colombia per la presenza di miniere d’oro, carbone, nichel e ferro, nonché uno dei più grandi bacini idrici di tutta l’America Latina.

La costruzione della diga URRÁ II e le voci dell’imminente ampliamento del Parco nazionale Naturale del Nudo Paramillo, che coinvolgerebbe queste stesse aree, nascondono interessi economici enormi per imprese multinazionali colombiane e straniere che per questo sono disposte a non tener conto delle morti e dello sfollamento di migliaia di persone.

I volontari di Operazione Colomba, con una presenza internazionale e nonviolenta, contrastano l’uso della forza di tutti gli attori armati sui civili.

Per maggiori informazioni sul progetto di Operazione Colomba in Colombia:

www.operazionecolomba.it

(Source: operazionecolomba.com)

Posted 1 year ago
Posted 1 year ago

In Colombia vige e continuerà a vigere l’impunità?

Negli ultimi giorni è stato reso pubblico il resoconto del lavoro svolto nei primi anni di attività da parte del programma della magistratura di Giustizia e Pace. Questa unità speciale della magistratura colombiana, che è addetta all’investigazione dei delitti dei paramilitari, ha dichiarato che dopo cinque anni, tra indagini e confessioni dei paramilitari smobilizzati, ha potuto documentare 173.183 omicidi, 34.467 sparizioni, 1.597 massacri, lo sfollamento di massa di 74.990 comunità, il reclutamento di 3.557 militanti minorenni.

In questi anni sono state trovate 3.037 fosse comuni nelle quali sono stati rinvenuti 3.678 cadaveri, sono stati commessi 3.527 rapimenti e 68 casi di narcotraffico, senza contare poi le innumerevoli violazioni, minacce ed atrocità.
A questi atti criminali hanno preso parte 423 politici, 381 membri delle forze dell’ordine, 155 funzionari pubblici e 7067 privati. E’ stupefacente come una notizia di questa rilevanza sia passata quasi inosservata nella cronaca del Paese e questo fatto, secondo un editoriale di “El Mundo”, raro esempio di autocritica, è una dimostrazione della superficialità, indolenza ed indiretta complicità che vede tutta la nazione coinvolta.
L’editoriale continua sottolineando che nell’ultimo periodo sono stati al centro della stampa nazionale i dibattiti politici, le corride dei tori, i carnevali e le varie festività, oscurando così le questioni fondamentali che stanno dissanguando il Paese. Il pezzo ribadisce che il quadro delineato dalla magistratura colombiana mostra un Paese barbaro, feroce, selvaggio, brutale, crudele ed inumano.
Conclude ricordando che tutti questi delitti sono stati documentati a partire dal giugno 2005 fino all’anno passato, ossia nel periodo in cui la cosiddetta “seguridad democratica” di Uribe era in pieno vigore.
Lancia infine un quesito:
“Come siamo arrivati a questo punto? Quali sono state le condizioni che hanno permesso l’evolversi di questa catastrofe etica ed umana?”

Ciò che è più angosciante in queste cifre è il fatto che non tengano conto dei moltissimi delitti non documentabili che sono stati commessi da questi gruppi ed il fatto che a questo tragico elenco di morte, abusi e violazioni ogni giorno si aggiungono decine di nuovi casi in tutto il paese.
Nonostante la fretta con cui il precedente governo ha cancellato la parola paramilitarismo dai dizionari, sottolineando l’inappropriatezza di tale termine nei confronti di un movimento che si è concluso con la smobilitazione dei propri membri, i delitti dei paramilitari o “bancrim”come sono stati rinominati, di fatto, non sono mai cessati.
Il paramilitarismo continua a mietere vittime nella più incredibile impunità. Individui scomodi come sindacalisti e oppositori politici, assieme alla cosiddetta “feccia urbana” composta da tossico dipendenti, prostitute e senza tetto sono le vittime sistematiche della pulizia sociale messa in atto da questi gruppi armati.
Sono innumerevoli i casi in cui l’esercito stesso agisce spalla a spalla con gruppi paramilitari o in cui uno dei due gruppi armati si serve dell’altro per gli affari più scomodi o difficili da sbrigare.
Il potere e il controllo che questi gruppi esercitano sulla popolazione è pressoché totale: politica, stampa, televisioni, enti locali e sistema giuridico sono solo alcuni dei soggetti che il paramilitarismo come un abile burattinaio riesce, più o meno direttamente, a far muovere a proprio interesse.
La sistematica omissione o manipolazione delle notizie che riguardano gli abusi perpetuati da questi gruppi è un esempio visibile a tutti dello strapotere e del controllo che il paramilitarismo continua ad esercitare sui mezzi di informazione.
Non ultimo è il caso dell’omicidio dell’avvocato della Defensoria del Pueblo Ricardo Alberto Sierra Garcia che il 7 marzo, mentre  faceva ritorno nella sua abitazione di Itagui, è stato freddato a colpi di revolver.
Molte testate giornalistiche hanno sminuito o direttamente omesso la notizia di questo assassinio che in altri paesi avrebbe tranquillamente potuto occupare le prime pagine della cronaca.
Sfogliando per esempio il giornale “Colombiano” (una delle maggiori testate colombiane), questa sembrerebbe una di quelle notizie ritenute di marginale importanza ma, per dovere di cronaca, comunque infilate in qualche angolo del giornale. 
Facendo però attenzione a quel trafiletto di Rodrigo Martinez Arango si può scorgere che viene frettolosamente citato, sempre per colpa di quel maledetto dovere di cronaca, un altro nome, un nome che invece risuona spesso e volentieri nelle prime pagine dei giornali: Elmer Cardenas.
Risulterebbe che Elmer Cardenas, detto l’Aleman (ex-capo paramilitare famoso per le sue passate atrocità e più recentemente, da quando si è smobilizzato ed è divenuto un collaboratore di giustizia, per le sue dichiarazioni scioccanti), fosse stato citato a giudizio dallo stesso Sierra Garcia in quanto rappresentante legale dei familiari delle vittime dello stesso Cardenas.
In questo caso non credo fosse stato legittimo da parte di un giornale trarre conclusioni affrettate ed accusare l’aleman, in assenza di prove evidenti, di essere il mandante di tale omicidio; credo però che non voler dare la giusta rilevanza a particolari così fondamentali nella ricostruzione di un delitto sia un chiaro sintomo di omertà se non addirittura di collaborazionismo.
Nel frattempo, quel trafiletto ambiguo, nascosto tra decine di notiziole della cronaca colombiana, potrebbe diventare, sempre per chi gli porga la giusta attenzione e per chi lo voglia intendere, un chiaro messaggio. L’ennesimo messaggio indirizzato a tutti coloro che in questo paese, vedi l’avvocato Sierra Garcia, si ostinino a voler fare il proprio mestiere e a tutti coloro, come i familiari delle vittime dell’Aleman, si sforzino di alzare il capo per chiedere giustizia per i crimini subiti. Infine, forte e chiaro, viene mandato un messaggio a tutti i paramilitari ed ai tantissimi altri delinquenti ancora in libertà nel Paese: per queste persone in Colombia vige e continuerà a vigere l’impunità.

E.

[1]  “El Mundo” 22 gennaio 2011, “Somos unos bàrbaros” di Nestor Raul Correa H., p.12.

(Source: operazionecolomba.com)