Il Bunga Bunga ha un famoso precedente

E’ il suo incubo peggiore. Peggio di Mills. Peggio di Ruby. Peggio della calvizie. Ne parla a tutti, ovunque: dal funerale di un vecchio amico al matrimonio di Mara Carfagna, dagli incontri con i figli ai vertici di Palazzo Grazioli. Ne è ossessionato.Rubò la Mondadori mediante corruzione giudiziaria, e ora sta per pagarne le conseguenze. Centinaia e centinaia di milioni di euro - 750, 1.500 miliardi di vecchie lire, dice la sentenza di primo grado - da versare alla Cir di Carlo De Benedetti. Per Berlusconi, sarebbe devastante. E se 27 milioni di cittadini di ogni credo politico gli hanno appena tatuato sulla fronte la scritta “mai più leggi ad personam”, lui risponde occultando nella manovra la seguente formuletta magica …
[continua]
di Leonardo
Alla fine di tante discussioni su Cesare Battisti resta un dubbio: ma se non avesse la faccia che ha, con quel ghigno da furfante che ha mostrato ai fotografi due o tre volte di troppo, ne staremmo ancora parlando? In fondo un motivo ci deve pur essere, se a distanza di tanti anni il suo volto è ancora sui titoli dei tg, mentre di tanti altri latitanti non si parla semplicemente più. Non si parla più di Giorgio Pietrostefani, che per i giudici italiani è colpevole dell’omicidio di Luigi Calabresi. Nessun La Russa si permette di minacciare fuoco e fiamme contro la Svizzera che non intende estradare Alvaro Lojacono, complice dell’assassinio di Moro, divenuto cittadino elvetico; nessuno propone sanzioni contro il Nicaragua se il brigatista Casimirri gestisce suo ristorante in riva all’oceano. E la lista di gente che l’ha fatta franca potrebbe continuare ancora a lungo: cos’ha dunque Battisti che tutti questi assassini non hanno? Io una teoria ce l’avrei. [continua]

di Rita Pani Oggi non c’è bisogno di incedere col turpiloquio per chiamare quel tizio col suo nome, la Repubblica festeggia a suon di fischi, che meglio non saprebbero dire. Una Repubblica forse ancora un po’ stordita dall’ebbrezza e quindi, ancor più fragile e in pericolo. Si ha sempre la tendenza a sedersi, quando si ha la convinzione d’aver vinto almeno una battaglia, e il riposo rinfranca e impigrisce. C’è tanto ancora da combattere, per poter sì finalmente festeggiare, quindi è bene allentarsi un po’ i lacci delle scarpe, far respirare un po’ i piedi, ma poi riprendere il cammino, guardandosi le spalle ancor di più. Nulla nella vita, o in Italia, succede per caso. Non è un caso che due giorni prima della festa della Repubblica, per l’ennesima volta sia spuntata sui banchi del Parlamento la richiesta infelice di equiparare gli assassini fascisti di Salò ai combattenti Partigiani, e non è un caso che senza vergogna, oggi a Roma siano apparsi i manifesti che recitano: “L’unica Repubblica è quella di Salò”. Non è un caso che il Parlamento italiano, continui a legittimare il reato e chi lo compie, non può esserlo quando il governo è guidato da un malfattore che intende sovvertire le regole dello stato, per legittimare sé stesso. È bello sbronzarsi, ma è bene farsi passare la sbornia al più presto e riprendere il contatto con la realtà, per non trovarsi poi a doverla affrontare disarmati. Se la faccia più pulita che questo governo ha, per ricompattare le file del suo partito è quella di Angelino Alfano, allora c’è da domandarsi ancora una volta qual è la parte d’Italia a cui si sta mandando il messaggio. Ci sarebbe da ricordare cosa la storia insegna della mafia che viene toccata, quali siano stati negli anni i suoi colpi di coda, e soprattutto c’è da ricordare quale sia sempre stato il filo conduttore dei meccanismi economici, nell’Italia berlusconista di stampo mafioso. Bisogna fischiare più forte, bisogna fischiare sempre e non perché lui colga l’insulto di quelle bordate, ma perché le colga il sistema malavitoso che lo sostiene e che già pretende un sostituto, un altro burattino da manovrare, perché è triste ammettere che solo così finalmente finirà, ed è terrificante sapere che a quel punto – e solo allora – toccherà a noi mostrare davvero il nostro valore, sostenendo con tutta la forza di cui saremo capaci il cambiamento alla prospettiva di cambiamento che tutto cambia per restare uguale. Bisogna fischiare più forte perché qui fischi saranno ignorati da un governo che è solo potere, il più squallido e becero che ci sia. Risponderà come deve, con un po’ più di arroganza a tranquillizzare le mafie, e a incedere con più forza, con un suo sodale più esperto, magari tesserato come lui alla P2, nella sua personale battaglia di annullamento della democrazia e della Repubblica. Il popolino imbecille non incide più, lo ha dimostrato voltando le spalle ad un uomo ridicolo che ha ridicolizzato un’intera nazione, per questo dobbiamo (dovremmo) stare più attenti. Perché la guerra sarà impari. Noi siamo onesti. Rita Pani (APOLIDE che illusioni non ne ha più)
Ci sarebbe molta dignità in un piccolo gesto: riconsegnare le chiavi del Paese al presidente della Repubblica, ammettendo – con dignità – d’essere invisi a un popolo stanco. Ma tu che ne sai della dignità della resa? Ci sarebbe molta dignità nei tuoi servi, se solo uno di loro tornasse ad essere libero, e ti dicesse, senza timore di perdere l’oro con cui lo ricopri, che è meglio andare e riconsegnare il paese alla vita. Ma non è cosa per te la dignità, e come un mostro di un qualunque cartone animato, lanci strali di vendetta, minacciando di rigenerarti ancora e diventar più aggressivo e deciso. Preghino a Milano, si preparino a pentirsi a Napoli, che suona così come suonerebbe un avvertimento mafioso. E a Milano c’è chi prega, ora che i comunisti son tornati, e chi implora di metter via i bambini, che non si sa mai, bolliti, diventino concime per le rose nei giardini. Non hai capito un cazzo. Non hai capito che se non fa tanto strano sapere che Michele Misseri, lo zio di Avetrana, è uscito dalla galera, lo fa a noi che siamo qua a roderci perché sappiamo che tu nemmeno ci entrerai mai. Non hai capito che noi – che non siamo delinquenti – rispettiamo la magistratura perché non ne abbiamo timore. Non hai capito nemmeno che a Napoli si è stanchi di camorra e promettere l’ennesimo “piano per il sud”, che significa solo ricompattare la tua alleanza con le mafie, ora che forse un po’ il culo lo stringi, per non essere stato capace di risistemare la camorra al governo di una città che – alla camorra – avrebbe avuto tanto da offrire tra abusivismo edilizio e immondizie. Hanno capito forse al nord i padani, e non certo i leghisti – loro proprio non possono – che se gli industriali sfilano in corteo, avvolti dal silenzio da una stampa alla quale hai imposto la propaganda di Bengodi, poco gli importa di giocare a far finta che il Nord governi, con un ministro e tutto il ministero, magari a portata di schioppo da Malpensa, l’aeroporto che non c’è più, svenduto con tutto un altro pezzo d’Italia agli amici tuoi, sempre gli stessi, quelli che non hanno avuto remore nemmeno a far soldi ballando sui cadaveri degli aquilani terremotati. Hanno capito, forse, che la loro lega sta imparando in fretta da te, a fottersene di loro e gonfiarsi di danaro e potere, da distribuire, sì, ma ai loro parenti e alla loro cerchia di patetici ladroni. Non hai capito un cazzo. Che, per esempio, sarebbe bene che andassi sulle tue gambe, sfoderando l’ultimo inutile sorriso di una bocca che sembra anche quella esageratamente piena di denti, per un popolo che sta scordando il gusto di masticare. Non hai capito che non ne sono rimasti troppi, a non aver capito il tuo stupido bluff, quello di esserti montato solo una mascella mussoliniana, ma di non essere un attore credibile come lui, che almeno la parte del despota la sapeva recitare mandando la gente a morire, e non come te attore d’avanspettacolo, più Ciccio Formaggio che Rambo, che spara barzellette anziché pallottole, ad un popolo che riderà solo, quando finalmente comprenderai che è ora per te di finire come craxi, fuori dall’Italia che anela solo dimenticarsi di te. E sarà patetica la tua fine, perché davvero non hai capito un cazzo: nemmeno che sarà un Bruto qualunque, forse il più miserabile, quello che finalmente ci salverà.
The Embassy of Italy in Minsk does not have information regarding a visit of the country’s Prime Minister Silvio Berlusconi to Belarus in late May. “We do not have this information so far,” Interfax-Zapad news agency learned from the Italian Embassy in Belarus. The Belarusian Ministry of Foreign Affairs also did not confirm the information about Berlusconi’s planned visit to Minsk. Earlier, media cited the lawyer of the Italian PM, who said his client would not attend the court hearings on May 30 and 31 due to a planned visit to Belarus.
(Source: charter97.org)
Dedicated to Silvio Berlusconi (by andreacosta57)
Dopo il rimpasto di Governo, Napolitano chiede una verifica parlamentare. Dura la replica di Gasparri: “Entrerò un’ora dopo”.
(Dal forum di Spinoza)
(Source: ilfascinodelvago)
Berlusconi prosecutes us and his police force destroys our barracks. Sarkozy deports us and drives us out of the country. But in Hungary they are killing us like vermin.

Barcellona (Spain), May 3, 2011. The gypsy community’s situation in Hungary is extremely alarming. The extreme right has triumphed in the last elections and these racists, who openly broadcast their ideology, prosecute us, burn down our houses and kill our sons. And all this has even gotten worse, since the last legislative elections, when the extreme right-wing party JOBBIK received 17% of votes and 47 M.P., so that it become the third largest party in parliament. JOBBIK (The Movement for a better Hungary), which was founded in 2003, is leaded by Gábor Vona, a racist, who was inspired by the more atrocious and oppressive fascism and by the doctrine displayed by Hitler’s friends: the Hungarian Nazis.
In Hungary it is like water off a duck’s back, especially since last year, all alarm bells went off, due to the killing of the Gypsy Róbert Csorba, 27, and his five-year-old son Robert.The murderers had perfectly planned the attack: whilst one was launching incendiary bombs at the Gypsy family’s house, another one was waiting, hidden next to door, to shoot both father and son, when they tried to escape the flames.
(read on EveryOne)
Very interesting discussion about italian role in Libya
L’effetto bloccante del referendum: qualche doverosa precisazione
Sono doverose due premesse.
Nel procedimento relativo alla ammissibilità del referendum abrogativo entrano due organi con compiti diversi: la Corte costituzionale che verifica l’ammissibilità del referendum, vale a dire la sua compatibilità con il quadro delle norme costituzionali; l’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione che invece verifica la legittimità delle richieste. Si deve a ciò aggiungere che l’Ufficio centrale per il referendum è pur sempre una costola della Corte di Cassazione la cui funzione, in generale, è quella di garantire «l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge, l’unità del diritto oggettivo nazionale, il rispetto dei limiti delle diverse giurisdizioni». Questa precisazione ci servirà per capire un passaggio fondamentale.
La Costituzione (art.75) non contiene una disciplina esaustiva dell’istituto che viene demandata al legislatore ordinario, soltanto nel 1970 con la legge 25 maggio, n.352 si completa il quadro normativo e il referendum abrogativo diviene così operativo. Bisogna però tenere presente che la disciplina del referendum abrogativo non si esaurisce nella Costituzione e nella legge del 1970, poiché la Corte costituzionale ha nel tempo contribuito a chiarire una serie di profili attraverso una nutrita giurisprudenza dalla quale non si può prescindere per il corretto inquadramento dell’istituto. In particolare, la giurisprudenza costituzionale ha chiarito il regime dei limiti all’ammissibilità del referendum, individuando preclusioni ulteriori accanto a quelle enunciate nell’art.75 Cost., comunque riconducibili a quest’ultimo o, più in generale, all’inquadramento complessivo del referendum nel sistema.
Tutto ciò premesso, per quanto riguarda l’effetto bloccante del referendum, dobbiamo muovere dalla originaria formulazione dell’art.39 della legge 352 del 1970, in base alla quale «Se prima della data dello svolgimento del referendum, la legge, o l’atto avente forza di legge, o le singole disposizioni di essi cui il referendum si riferisce, siano stati abrogati, l’Ufficio centrale per il referendum dichiara che le operazioni relative non hanno più corso». In altri termini, in base a questa disposizione, se prima dello svolgimento del referendum il Parlamento approvava una legge che modificava abrogandola quella oggetto del referendum, si produceva in automatico un effetto bloccante sul referendum. Sennonché, la formulazione di questa norma e, in particolare, l’automatismo con il quale si bloccava lo svolgimento del referendum, consentiva di eludere la consultazione popolare con una modalità poco conforme alla natura di uno strumento di democrazia diretta. Era infatti sufficiente che il Parlamento adottasse una legge che soltanto formalmente modificava quella oggetto del referendum, lasciandone inalterata la sostanza e i contenuti normativi, perché il referendum si bloccasse. Un bel giorno però la Corte costituzionale, con la sentenza 17 maggio 1978, n.68, una sentenza di tipo additivo rompe il giochino. La decisione additiva è una tecnica decisoria con la quale la Corte svolge una funzione quasi paranormativa perché dichiara l’illegittimità della norma nella parte in cui non prevede qualcosa, oggetto del giudizio è un vuoto legislativo, una cosa che il legislatore ha omesso di prevedere e tale omissione è in contrasto con la Costituzione.
Con questa sentenza la Corte fissa un principio di fondamentale importanza: nel caso in cui il Parlamento adotti una legge che modifica quella oggetto del referendum, determinandone l’abrogazione, l’effetto bloccante non si può più produrre in automatico, occorre verificare se la nuova legge modifica effettivamente da un punto di vista sostanziale la normativa oggetto del referendum o si limiti a modifiche formali e di facciata. Nel primo caso il referendum si blocca, nel secondo caso il referendum si svolge ugualmente e, poiché da un punto di vista formale la legge oggetto del referendum non esiste più, la consultazione si svolge sulla nuova disciplina e, pertanto, il quesito deve essere riformulato. Rimane un ultimo quesito: chi decide se la modifica è stata sostanziale o no ? Lo decide l’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione, proprio per la funzione alla quale si faceva prima riferimento. All’ufficio centrale è altresì attribuito il compito di riformulare eventualmente il quesito.
Allora stiamo bene attenti, perché questa lamentazione sul presunto blocco dei referendum è assolutamente priva di qualsiasi fondamento tecnico, e mi duole molto prendere atto che in questa lamentazione si esibiscono anche i sostenitori dei referendum, producendo una infondata demotivazione. Questi fessi, mi sia consentito, invece di andare in televisione a urlare che c’è un attacco alla democrazia, dovrebbero dire che non esiste alcun attacco, che la gente deve andare a votare perché non c’è alcun blocco sul quale, eventualmente, la decisione sarebbe nelle sapienti mani della Corte di cassazione, ma occorre prima una legge del Parlamento, cavolo ! Una legge, non una enunciazione di pausa di riflessione.
Morale della favola: parlate con la gente e spiegate che non c’è motivo per non andare a votare.
(da Fata Ignorante, Dott. di Ricerca in Diritto Costituzionale - via Facebook)
Comunicato stampa tradotto in inglese e diramato in tutto il mondo da www.freedomflotilla.it
E guarda caso il giorno dopo viene rapito uno dei leader a supporto dell’operazione Freedom Flotilla a Gaza, l’italiano Vittorio Arrigoni
MPs survey Lampedusa: “Mancu l’armaru si trattano così” (not even animals can be treated this way) - Italy’s lack of planning in taking care of refugees from the Maghreb causes disaster to southernmost Italian island.
While, according to Berlusclowni’s main allied - separatist politician Umberto Bossi - refugees landed on Lampedusa should “sod off”, a fake inhabitant of L’Aquila’s confesses that she was paid 300 € to praise on Berlusclowni’s flagship channel Canale5 government’s efficiency in the aftermath of the earthquake (6 April 2009).
Landing on Lampedusa to personally handle the issue, Burlesqueoni annonces: “I’m a Lampedusian myself: I just bought a villa here last night, browsing the web!”, promising a new casino, fresh landscaping, more green and no taxes for at least one year. In the meantime, in Parliament, Berlusclowni’s Defence Minister La Russa - supposed to be a cocaine addict - has tantrums and bursts out against the Parliament’s President, Gianfranco Fini, telling him to fuck off.
Outside the Parliament’s building, people assemble, throwing coins against MPs, now sitting to approve a new law to acquit Burlesqueoni from his manifold criminal charges.
Personally wondering how long will it take yet, until this unpresentable and corrupted bunch of racists, do-no-goods, and criminals gets drowned, I must nevertheless admit that what we have here is a wonderful Academy Award nominations ready reality show.
Too bad it’s not a spec script, but a hard reality for either fully overwhelmed or succubuses Italians - the (un)aesthetics and (un)ethics of politics…
(Source: museumstudies)