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Posted 3 months ago
Posted 11 months ago

CORSO DI FORMAZIONE: RIMINI, 4-15 LUGLIO 2011

Corso di formazione per volontari di lungo periodo

E’ uscito il bando del prossimo Corso di Formazione, che si terrà a Rimini dal 4 al 15 Luglio p.v., per volontari che intendono dare all’Operazione Colomba (il Corpo Nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII) una disponibilità di lungo periodo (2 anni).
Per maggiori informazioni leggi il bando scaricabile dall’apposito link nel box formazione (in alto a destra) di questo sito.
Aiutaci a far girare la notizia. Grazie di cuore e ti aspettiamo! 

Posted 11 months ago

DALLA PALESTINA

Lettera aperta dei giovani israeliani originari dei paesi arabi e  islamici ai propri coetanei in Medio Oriente e Nord Africa.

Ruh Jedida (Un vento nuovo) è il titolo di una lettera aperta pubblicata nel 2011 sul blog Arab Jews e firmata da un nutrito gruppo di intellettuali, poeti, scrittori e artisti israeliani mizrahi. Lo scopo dei firmatari della lettera è prendere una posizione precisa di fronte agli avvenimenti della Primavera Araba e manifestare il proprio senso di solidarietà: essi si identificano nelle lotte per la libertà e la democrazia sostenute dai figli della propria stessa generazione nei paesi arabi e sperano nellarestaurazione di un dialogo interrotto decenni fa consapevoli della storia e della cultura condivisa da cui provengono.

leggi la lettera


Posted 1 year ago

CONOSCERE NELLA SOLIDARIETÀ

Viaggio in Palestina e Israele dal 18 al 26 luglio 2011
accompagnati da Luisa Morgantini, già Vice Presidente del Parlamento Europeo

Durante il nostro soggiorno, viaggeremo attraverso i Territori Palestinesi Occupati e Israele, per villaggi, città, campi profughi. Jaffa,  Tel Aviv, Haifa, Ramallah, Hebron, Betlemme, Nablus, Gerico e la Valle del Giordano, i villaggi di Bili’in, Nili’in, At Tuwani, Gerusalemme: luoghi pieni di fascino e storia, ma anche pervasi dal dolore e dall’ingiustizia della illegalità dell’occupazione militare israeliana.

Nel nostro cammino conosceremo la speranza, la forza e la grande umanità di uomini e donne palestinesi, israeliani e internazionali, che resistono pacificamente e quotidianamente all’occupazione, rispondendo alla forza militare con la nonviolenza, e battendosi per la fine dell’occupazione ed una
pace equa e giusta. 

Chiederemo di poter entrare a Gaza, ancora sotto assedio, e continueremo a chiedere la fine del blocco imposto alla popolazione civile.Sono ormai moltissimi anni che organizziamo viaggi di conoscenza in Israele e in Palestina, un “andare e tornare” che prosegue sin dalla prima Intifadah. Per contribuire a  tenere aperta la strada per la libertà e l’indipendenza del popolo palestinese, per una pacifica coesistenza tra i due popoli. Al ritorno ci troveremo ancora per raccontare e per essere messaggeri del diritto di tutte e tutti alla libertà, alla dignità e all’autodeterminazione.

Il costo complessivo del nostro viaggio sarà di 1.200 euro, incluso il biglietto aereo a/r, la camera d’albergo (doppia), assicurazione, colazione e cena, oltre a guide e trasporti sul posto.
Le partenze e i ritorni sono da Roma Fiumicino con possibilità di connessione da altri aeroporti nazionali.
 
ISCRIVETEVI SUBITO!
 
Per info e prenotazioni:  
lmorgantiniassopace@gmail.com
tel. 348 3921465 – 370 1055770 –   0686895520


(Source: operazionecolomba.com)

Posted 1 year ago
Posted 1 year ago

Operazione Colomba - Workshop a Firenze


Durante la manifestazione “Terra Futura”, che si terrà a Firenze all’interno della Fortezza da Basso, la Comunità Papa Giovanni XXIII organizza un workshop dal titolo

Mediterraneo: desiderio di un’altra storia

Mentre il potere politico economico sferra la sua zampata, i popoli smossi dalla coscienza desiderano un futuro diverso.

Domenica 22 maggio · dalle ore 12.30 alle 14.15 
Sala n. 29 della palazzina Lorenese, 1° piano

Il risveglio del nord Africa ha prodotto azioni e reazioni diverse.
In alcuni Paesi la nonviolenza ha avuto ragione su dittature sostenute anche dai poteri forti dell’occidente.
In altri Paesi invece si sono aperte ancora pagine di storia violente in cui gli interessi economici ed il primato sul potere internazionale sono mascherati da intenti umanitari e di liberazione del polpolo dal cattivo di turno, impersonificato questa volta da Gheddafi. Ma noi che abitiamo sull’altra sponda del Mediterraneo e che temiamo più per l’emigrazione di massa che per i risvolti di una azione violenta inflitta ad un popolo bombardato da tutte le parti, possiamo diventare parte attiva di una storia diversa e di un futuro all’insegna dei diritti umani, della giustizia, dell’accoglienza e della convivenza?

Siete invitati tutti a partecipare in maniera attiva per essere insieme costruttori di storia e di culture sostenibile.

Operazione Colomba

Posted 1 year ago

Volontari di Operazione Colomba della Comunità Papa Giovanni XXIII denunciano la gravità della situazione nel Nord della Colombia

I volontari di Operazione Colomba, Corpo Nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII (www.apg23.org), da una settimana si trovano nel dipartimento di Cordoba, nel nord della Colombia, per proteggere alcune famiglie della Comunità di Pace di San José de Apartadò che risiedono in quell’area. La Comunità di Pace di San José de Apartadò (www.cdpsanjose.org) è composta da circa 1.500 persone, sparse tra il dipartimento di Antioquia e quello di Cordoba, che si sono unite per resistere al conflitto armato colombiano in maniera neutrale e nonviolenta.


La Comunità di Pace ha richiesto ai volontari di Operazione Colomba, che operano in quell’area da circa 2 anni, di prolungare la propria permanenza nella zona di Cordoba in seguito all’aggravarsi della situazione.

Secondo numerose fonti, infatti, gruppi paramilitari locali stanno causando lo sfollamento delle comunità contadine residenti nell’area circostante al lago artificiale creato dalla diga URRÁ I (costruita una decina d’anni fa dall’Impresa URRÁ S.A., www.urra.com.co).

In particolare le veredas (piccoli villaggi) maggiormente esposte sarebbero quelle di Alto Joaquin, Porto Nuevo, Las Claras, Nain, Taparito, Diamante, Manzo, Rio Verde, Baltazar.

I paramilitari starebbero minacciando i contadini dell’area di compiere massacri indiscriminati o di uccidere i loro leader locali (come avvenne per la costruzione della diga URRÁ I).

Indipendentemente dall’attuazione o meno di tali minacce, queste notizie stanno generando grande panico e preoccupazione, tanto che alcune famiglie hanno già abbandonato la zona o sono in procinto di farlo.

Secondo la testimonianza di alcuni paramilitari, la stessa Impresa URRÁ S.A. starebbe finanziando il loro delittuoso operato al fine di sgomberare l’area dai civili e lasciare mano libera alla costruzione della seconda diga, alle concessioni minerarie e al narcotraffico.

Tutto questo avviene nella totale impunità e sotto gli occhi della forza pubblica.

Questa area definita come Alto Sinù è uno dei patrimoni più ricchi della Colombia per la presenza di miniere d’oro, carbone, nichel e ferro, nonché uno dei più grandi bacini idrici di tutta l’America Latina.

La costruzione della diga URRÁ II e le voci dell’imminente ampliamento del Parco nazionale Naturale del Nudo Paramillo, che coinvolgerebbe queste stesse aree, nascondono interessi economici enormi per imprese multinazionali colombiane e straniere che per questo sono disposte a non tener conto delle morti e dello sfollamento di migliaia di persone.

I volontari di Operazione Colomba, con una presenza internazionale e nonviolenta, contrastano l’uso della forza di tutti gli attori armati sui civili.

Per maggiori informazioni sul progetto di Operazione Colomba in Colombia:

www.operazionecolomba.it

(Source: operazionecolomba.com)

Posted 1 year ago
Posted 1 year ago

LA COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA GUERRA IN LIBIA

COMUNICATO STAMPA -

La Comunità Papa Giovanni XXIII si schiera contro l’intervento militare in Libia e non accetta la definizione di “umanitario” affiancato all’intervento militare. La Comunità invita tutte le parti ad investire risorse umane e finanziarie in politiche nonviolente di risoluzione dei conflitti.Infatti:
- La coscienza ci dice di non fare accordi con chi uccide, la nostra intelligenza ci aiuta a capire che la guerra di oggi è preparata da tante scelte miopi ed egoistiche: abbiamo sovvenzionato per decenni Gheddafi per interessi economici, lo abbiamo sostenuto nella sua azione contro i poveri in fuga dalle guerre africane per paura che arrivassero profughi in Italia ed Europa.  
 - La coscienza ci dice che non si può far la guerra senza diventare meno umani e che la nostra crisi non è solo economica ma anche morale.- La nostra coscienza ci chiede di investire con forza sull’intervento nonviolento civile, nonostante il clima di esaltazione che produce la violenza.

Sappiamo per esperienza personale che la nonviolenza funziona, ma non è fatta di parole né di soli no alla guerra: chiede di essere provata, vissuta, chiede meno parole e più persone pronte a sperimentarla: è lo strumento di oggi su cui, come paese, dobbiamo assolutamente puntare.

1)  I membri della Comunità ed i volontari sperimentano quotidianamente l’alternativa alla violenza in zona di conflitto armato da 20 anni. Un’alternativa c’è sempre. Anche quando parlano le armi. Vi invitiamo a venire con noi per provarlo nei progetti di Operazione Colomba e come servizio civile nazionale ed internazionale . 
2)  Già da tre settimane le famiglie della Comunità hanno offerto al Governo la disponibilità ad ospitare altri rifugiati, oltre a quelli che già sono stati accolti. 
3)  I membri della Comunità andranno in Tunisia per vivere assieme ai profughi nei campi e sperimentare cosa significa per loro l’ “intervento umanitario militare” del nostro Governo e quali sono per i molti profughi eritrei, sudanesi e somali le conseguenze degli Accordi di respingimento che i Governi Italiani hanno stretto con il Governo Libico.

Il Rappresentante Legale della Comunità 
Giovanni Ramonda

Posted 1 year ago

In Colombia vige e continuerà a vigere l’impunità?

Negli ultimi giorni è stato reso pubblico il resoconto del lavoro svolto nei primi anni di attività da parte del programma della magistratura di Giustizia e Pace. Questa unità speciale della magistratura colombiana, che è addetta all’investigazione dei delitti dei paramilitari, ha dichiarato che dopo cinque anni, tra indagini e confessioni dei paramilitari smobilizzati, ha potuto documentare 173.183 omicidi, 34.467 sparizioni, 1.597 massacri, lo sfollamento di massa di 74.990 comunità, il reclutamento di 3.557 militanti minorenni.

In questi anni sono state trovate 3.037 fosse comuni nelle quali sono stati rinvenuti 3.678 cadaveri, sono stati commessi 3.527 rapimenti e 68 casi di narcotraffico, senza contare poi le innumerevoli violazioni, minacce ed atrocità.
A questi atti criminali hanno preso parte 423 politici, 381 membri delle forze dell’ordine, 155 funzionari pubblici e 7067 privati. E’ stupefacente come una notizia di questa rilevanza sia passata quasi inosservata nella cronaca del Paese e questo fatto, secondo un editoriale di “El Mundo”, raro esempio di autocritica, è una dimostrazione della superficialità, indolenza ed indiretta complicità che vede tutta la nazione coinvolta.
L’editoriale continua sottolineando che nell’ultimo periodo sono stati al centro della stampa nazionale i dibattiti politici, le corride dei tori, i carnevali e le varie festività, oscurando così le questioni fondamentali che stanno dissanguando il Paese. Il pezzo ribadisce che il quadro delineato dalla magistratura colombiana mostra un Paese barbaro, feroce, selvaggio, brutale, crudele ed inumano.
Conclude ricordando che tutti questi delitti sono stati documentati a partire dal giugno 2005 fino all’anno passato, ossia nel periodo in cui la cosiddetta “seguridad democratica” di Uribe era in pieno vigore.
Lancia infine un quesito:
“Come siamo arrivati a questo punto? Quali sono state le condizioni che hanno permesso l’evolversi di questa catastrofe etica ed umana?”

Ciò che è più angosciante in queste cifre è il fatto che non tengano conto dei moltissimi delitti non documentabili che sono stati commessi da questi gruppi ed il fatto che a questo tragico elenco di morte, abusi e violazioni ogni giorno si aggiungono decine di nuovi casi in tutto il paese.
Nonostante la fretta con cui il precedente governo ha cancellato la parola paramilitarismo dai dizionari, sottolineando l’inappropriatezza di tale termine nei confronti di un movimento che si è concluso con la smobilitazione dei propri membri, i delitti dei paramilitari o “bancrim”come sono stati rinominati, di fatto, non sono mai cessati.
Il paramilitarismo continua a mietere vittime nella più incredibile impunità. Individui scomodi come sindacalisti e oppositori politici, assieme alla cosiddetta “feccia urbana” composta da tossico dipendenti, prostitute e senza tetto sono le vittime sistematiche della pulizia sociale messa in atto da questi gruppi armati.
Sono innumerevoli i casi in cui l’esercito stesso agisce spalla a spalla con gruppi paramilitari o in cui uno dei due gruppi armati si serve dell’altro per gli affari più scomodi o difficili da sbrigare.
Il potere e il controllo che questi gruppi esercitano sulla popolazione è pressoché totale: politica, stampa, televisioni, enti locali e sistema giuridico sono solo alcuni dei soggetti che il paramilitarismo come un abile burattinaio riesce, più o meno direttamente, a far muovere a proprio interesse.
La sistematica omissione o manipolazione delle notizie che riguardano gli abusi perpetuati da questi gruppi è un esempio visibile a tutti dello strapotere e del controllo che il paramilitarismo continua ad esercitare sui mezzi di informazione.
Non ultimo è il caso dell’omicidio dell’avvocato della Defensoria del Pueblo Ricardo Alberto Sierra Garcia che il 7 marzo, mentre  faceva ritorno nella sua abitazione di Itagui, è stato freddato a colpi di revolver.
Molte testate giornalistiche hanno sminuito o direttamente omesso la notizia di questo assassinio che in altri paesi avrebbe tranquillamente potuto occupare le prime pagine della cronaca.
Sfogliando per esempio il giornale “Colombiano” (una delle maggiori testate colombiane), questa sembrerebbe una di quelle notizie ritenute di marginale importanza ma, per dovere di cronaca, comunque infilate in qualche angolo del giornale. 
Facendo però attenzione a quel trafiletto di Rodrigo Martinez Arango si può scorgere che viene frettolosamente citato, sempre per colpa di quel maledetto dovere di cronaca, un altro nome, un nome che invece risuona spesso e volentieri nelle prime pagine dei giornali: Elmer Cardenas.
Risulterebbe che Elmer Cardenas, detto l’Aleman (ex-capo paramilitare famoso per le sue passate atrocità e più recentemente, da quando si è smobilizzato ed è divenuto un collaboratore di giustizia, per le sue dichiarazioni scioccanti), fosse stato citato a giudizio dallo stesso Sierra Garcia in quanto rappresentante legale dei familiari delle vittime dello stesso Cardenas.
In questo caso non credo fosse stato legittimo da parte di un giornale trarre conclusioni affrettate ed accusare l’aleman, in assenza di prove evidenti, di essere il mandante di tale omicidio; credo però che non voler dare la giusta rilevanza a particolari così fondamentali nella ricostruzione di un delitto sia un chiaro sintomo di omertà se non addirittura di collaborazionismo.
Nel frattempo, quel trafiletto ambiguo, nascosto tra decine di notiziole della cronaca colombiana, potrebbe diventare, sempre per chi gli porga la giusta attenzione e per chi lo voglia intendere, un chiaro messaggio. L’ennesimo messaggio indirizzato a tutti coloro che in questo paese, vedi l’avvocato Sierra Garcia, si ostinino a voler fare il proprio mestiere e a tutti coloro, come i familiari delle vittime dell’Aleman, si sforzino di alzare il capo per chiedere giustizia per i crimini subiti. Infine, forte e chiaro, viene mandato un messaggio a tutti i paramilitari ed ai tantissimi altri delinquenti ancora in libertà nel Paese: per queste persone in Colombia vige e continuerà a vigere l’impunità.

E.

[1]  “El Mundo” 22 gennaio 2011, “Somos unos bàrbaros” di Nestor Raul Correa H., p.12.

(Source: operazionecolomba.com)

Posted 1 year ago

Stop agli F35 — Appello per la sospensione delle spese militari

Sottoscrivi anche tu questa lettera ai parlamentari. Compila i tuoi dati in fondo e invia la lettera. Verrà spedita per e-mail ai capi gruppo della Camera, ai parlamentari della Commissione Difesa e al Ministero della Difesa.

Posted 1 year ago

Che prezzo ha l’orgoglio?

DALL’ALBANIA

“Lavoriamo con le famiglie in Vendetta di Sangue” il naso della persona di fronte a noi si piega in una posizione di fastidio/nervosismo, un attimo di pausa poi la sua risposta “Il sangue in questo paese è una questione di soldi, di potere”. Nella mia testa comincia a girare una domanda, come può essere una questione di soldi? Tutto qui… e anche se fosse così, chi paga per questa “questioni di soldi”, chi?

[CONTINUA QUI]

Posted 1 year ago

Provocations and attacks by Israeli settlers obstruct Palestinian nonviolent action in the South Hebron Hills: two Palestinians are arrested

March 19th, 2011

At-Tuwani – Saturday morning, around 9:00 am, during a nonviolent action, the inhabitants of At-Tuwani, accompanied by several international, planted some olive trees in Palestinian-owned Humra valley. In addition, during the action some sheperds of the village decided to graze their flocks in the area.

Immediately, several Israeli army jeep reached the area to monitor the situation. Soon after,  settlers from the Havat Ma’on outpost,  some of them masked, began to approach and provoke the Palestinians. They walked among their flocks and close to the women who were gathering herbs in the fields. At about 10:30, three young settlers chased a Palestinian man who was returning home with his donkey through Meshaha hill. Luckily, the Palestinian man was just scared by the settlers. The action could still be carried out successfully despite the provocations and the tension due to the presence of about twenty settlers.

The soldiers tried to keep the settlers away, repeatedly asking them to return in the outpost. At around 10:50 an officer of the Border Police brought an evacuation order  declaring the zone “closed military area”. The Palestinians, after some protests, went back to At-Tuwani. The settlers returned in the outpost, they splitted in two groups: some of them attacked the Palestinians and their flocks on their way back to the village, while others headed toward At-Tuwani masked and accompanied by dogs, threatening the house closest to the outpost.

The situation deteriorated and some Palestinians replied to the settlers’ attacks  defendgin themselves. The soldiers tried to force the Palestinians back to the village and during the riots they launched two sound bombs. Two young Palestinians were arrested and a third, after being pinned to the ground by several soldiers, felt faint and went by ambulance to the hospital in Yatta. The other inhabitants of At-Tuwani and all the internationals were forced by soldiers to return to the village.

Operation Dove and Christian Peacemaker Teams have maintained an international presence in At-Tuwani and South Hebron Hills since 2004.

Pictures of the incident: http://snipurl.com/27nyqe

Italian text here