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Il gioco è anarchico per natura
Il gioco è anarchico per natura e la sua carica di libertà non può essere neutralizzata. 
Ogni attività ludica ha certo delle regole, ma queste sono fatte apposta per essere sì rispettate ma, al contempo, superate, stravolte, reinterpretate. 
L’attuale società del consumo senza limiti cerca in tutti i modi di soffocare le istanze divergenti proprie della dimensione ludica, e lo fa in mille modi e con mezzi sempre più sofisticati e organizzati. Ma la natura più autentica di questa attività umana non può essere compressa e piegata a quelle logiche senza annientare il gioco in quanto tale. Non c’è dunque da stupirsi se l’ordine costituito cerca di controllarlo e di limitarne l’esercizio e l’influsso attraverso sedicenti «giochi» (come lotto e lotterie ad esempio) che nulla hanno di ludico e creativo, ma relegano l’individuo in una situazione determinata dal caso dove è più facile essere giocati che giocare. Per non parlare inf ine dell’uso mercantile che trasforma il fare del gioco in un acquistare giocattoli, sempre più sofisticati, costosi e soprattutto inutili. 
Molte sono le forme di deviazione e di strumentalizzazione di questa attività umana che ne occupano anche lo spazio simbolico: dal gioco per procura, di chi guarda sistematicamente gli altri giocare (lo spettatore passivo), a quello della pura competizione, come incitamento alla più sfrenata aggressività, o del divertimento da catena di montaggio, ecc. Riappropriarsi della vera natura del gioco diviene allora una vera azione dirompente e divergente rispetto allo standard sociale propinatoci da questa triste e iperconsumistica società.Giochiamo.
( Francesco Codello, Né obbedire né comandare , Elèuthera)
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Il gioco è anarchico per natura

Il gioco è anarchico per natura e la sua carica di libertà non può essere neutralizzata.
Ogni attività ludica ha certo delle regole, ma queste sono fatte apposta per essere sì rispettate ma, al contempo, superate, stravolte, reinterpretate.
L’attuale società del consumo senza limiti cerca in tutti i modi di soffocare le istanze divergenti proprie della dimensione ludica, e lo fa in mille modi e con mezzi sempre più sofisticati e organizzati. Ma la natura più autentica di questa attività umana non può essere compressa e piegata a quelle logiche senza annientare il gioco in quanto tale. Non c’è dunque da stupirsi se l’ordine costituito cerca di controllarlo e di limitarne l’esercizio e l’influsso attraverso sedicenti «giochi» (come lotto e lotterie ad esempio) che nulla hanno di ludico e creativo, ma relegano l’individuo in una situazione determinata dal caso dove è più facile essere giocati che giocare. Per non parlare inf ine dell’uso mercantile che trasforma il fare del gioco in un acquistare giocattoli, sempre più sofisticati, costosi e soprattutto inutili.
Molte sono le forme di deviazione e di strumentalizzazione di questa attività umana che ne occupano anche lo spazio simbolico: dal gioco per procura, di chi guarda sistematicamente gli altri giocare (lo spettatore passivo), a quello della pura competizione, come incitamento alla più sfrenata aggressività, o del divertimento da catena di montaggio, ecc. Riappropriarsi della vera natura del gioco diviene allora una vera azione dirompente e divergente rispetto allo standard sociale propinatoci da questa triste e iperconsumistica società.
Giochiamo.

( Francesco Codello, Né obbedire né comandare , Elèuthera)

    • #anarchia
    • #gioco
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